 "Tu, come gli altri, mi dovevi conoscere dopo. Dopo ero una persona meglio."
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LifeInAGlassHouse
"poi piovve dentro a l'alta fantasia"

Non mi vedi, stai tranquillo
al massimo m’immagini
(ma anche in questo ti tengo ferma la mano e per favore, non ti muovere)
poi sbagli nel tratteggiare le linee del mio viso
con una matita morbida
e la mia faccia- lo vedi?- si scioglie tutta.
Oggi la matita morbida non va bene
e io mastico piano e poca roba
non voglio che mi si sformi il viso.
Non voglio renderti difficile il ritratto.
Io oggi mastico piano e poca roba.
Io oggi mastico piano e poca roba.
L’incubo è solo il rischio di mordermi la lingua.
Mi concentro, Martina. Ricordo perfettamente il tuo volto e tutti i tuoi dentini. Laura non è caduta. ha fatto solo finta. devi andarle incontro, è tua madre. Io ti tengo la mano. Tibacio una spalla, ti aggiusto il vestitino. Ti consiglierò le scarpe che potrai abbinarci, ma tu dovrai correre velocissima, Martina. Io fumo, io non ho abbastanza fiato per starti dietro, ma ti guarderò, sforzerò i miei occhi e ti guarderò. E mi potrai telefonare quando vorrai.
Martina, qui dentro ci siamo solo io e te. E tu non vuoi uscire, guardi il muro, ci scrivi sopra il mio nome, io lo cancello e lo dimentico. Tu insisti, alleni la tua memoria, distruggi la mia. Non riesco ad amarti, ti aggrappi ai miei fianchi. Non ti piaccio abbastanza, mi tiri il reggiseno, mi poggi la testa sullo sterno, mi annusi, ti schiacci contro di me, mi cambi i capelli, mi allunghi le gambe. Non apri mai la porta. Non ti piace giocare. Ti piace toccarmi i capelli. Ho il terrore di quelle tue manine umide, Martina. Spegni la luce, vieni da me. Spogliati. Dormi. Nel sonno, ti prego, dammi le spalle.
Quando sei arrivata, martina, qui non ero sola. C'era qualcuno di cui non ricordo più niente e ora non so se posso amarti. Qualcuno, prima o poi, dovrai dirmi se è giusto.

E quindi, la casa si gonfia e si ribalta. Mia madre finisce a testa in giù con un vestito nuovo che le va stretto il seno che le scoppia le mani che si gonfiano i capelli che cadono gli occhi che si rovesciano le labra che sbiancano. Nemmeno così riusciamo a guardarci in faccia. Io non ho il coraggio. Tu non hai la forza.
Aprono la porta. Ci tirano fuori. Entra dell'aria fresca. Lo vedi? Ci ammazzano. Non siamo fatte per respirare.
Io credo che a quest'ora sia solo tuo dovere tornare.
Ho perso le chiavi anch'io.
Al di là di sentimentalismi isterici, tu guarda nello spioncino. Io sono vera. Tua madre - come d'altronde la mia- no. E quando si affacciano al balcone è solo per vedere gli altri cadere, ieri ne ho avuto la prova. Amala forte, poi curati.
Tutte le notti nella mia testa ti scrivo una lettera per darti una mossa.
Ti scrivo una lettera per scuoterti. Ti dico proprio così: ti ho scritto affinchè tu possa ricominciare a muoverti. Per questo ti scrivo. IL mio egoismo questa volta non è incluso. Non dire mai più parole come "affabulazione", questa è la mia preghiera.
Il latte è scaduto.
Non mi sembra il caso d'insistere. Nessun credo sessuale alla base del mio agire. Nessuno.
Diffida delle tue stesse mani. Raccogli solo cose morte. Ne avrei di cose da dire.

Click-on
Ti abbiamo conosciuto ora vogliamo rivederti. Il tuo volto l’abbiamo dimenticato, pertanto ci guardiamo alle spalle. Ci voltiamo continuamente indietro a prendere pezzi della tua faccia , cose insomma, che anche a te sono sfuggite. Scriveremo un trattato scovando legami tra i tuoi tratti somatici e l’attuale governo, ritroveremo nei tuoi occhi vecchie costellazioni cadute e tritate, davanti a una tua foto brinderemo in tuo onore. Non sorrideremo, mai Ti aspetteremo notte e giorno. Ci prenderemo la testa tra le mani, realizzando la follia del tutto. Potrai venire quando vorrai, non sarà cambiato niente. Sapremo solo più cose, cose che poi – stà tranquillo- vorremo condividere con te, come nelle usanze della nostra specie. Ti faremo entrare, ti faremo sedere, non ti offriremo da bere (non ne avrai bisogno) ti racconteremo di noi, di cose che già sai, però, ti annoieremo a morte con le nostre voci petulanti, isteriche e lagnose, ti faremo male soltanto per evitarti il dolore dell’inerzia, ti faremo piangere, ricordandoti tua madre, tuo fratello, gli occhiali di tuo padre, raccoglieremo le lacrime una per una e te le mostreremo tutte raccolte in una boccettina di un vecchio profumo. Jean Paul Gaultier. Ti metteremo davanti alla nostra magrezza, alla secchezza delle nostre carni e alla pesantezza delle nostre lingue. Ti leggeremo le nostre storie, canteremo le nostre poesie. Ci farai male con parole che non capiremo, ci deluderai tutti. Farai a pezzi le nostre aspettative, sputerai nelle nostre coscienze. Deluderai me che volevo solo prenderti in braccio, toccarti le ginocchia. Ma tu mi allontanerai spingendo forte le mani sul mio petto. Cadrò a terra, gli altri mi solleveranno, gli altri della mia specie e insieme saremo forti. Io sarò nuovamente in grado di stare in piedi. Ti disegnerò, allora, un’altra faccia, qualcuno la colorerà, mia madre ti comprerà le scarpe al mercato. Ci andrà a piedi, nonostante il caldo e il traffico. Le nostre guance s’infiammeranno ancora di più, ci riempiremo di tutto l’amore del mondo. Parleremo di sacrifici e abluzioni. I nostri cuori saranno gonfi poi esploderanno. Il sangue colerà sui pavimenti. Qualcuno laverà, altri rideranno, guardandoci da fuori, guardandoci dalla finestra più grande quella che da sul cortile. Dal cortile ci guardano sempre tutti. Nel cortile ci sono sempre tutti quelli che ci guardano e non ci amano. Ti prenderò per mano e ti mostrerò tutto quello che abbiamo raccolto. Ti mostrerò i tuoi denti piccoli piccoli, li guarderai, ma non te li farò toccare. Non li toccherai. Li conteremo insieme. Non abbiamo sbagliato niente. Troverai che è tutto giusto. Nelle nostre bocche vedrai il vuoto e il grigio di altri nomi fatti a pezzi.
Certe cose- quando le ho viste - erano belle, ma belle davvero.
Prenditi la mia testa
stringila forte tra le tue mani, ma dosa bene la forza e l'odio.
Soffiami nella bocca.
Gonfiami la bocca.
I capelli, prenditeli tutti, custodiscimeli fino a quando torno.

Siamo chiuse qui dentro da 3 anni. Sole, io e lei. Non mangiamo nemmeno più. Da fuori ci arrivano i rumori dei tram, delle gomme che stridono, dei vecchi che sputano. Aspettiamo una tua telefonata da 3 anni. Da quel martedi 3 agosto. Ricordatelo. Chiama. Il numero è sempre lo stesso. Ho i capelli più corti ora. Gli occhi sono sempre un pò storti. Si è ulteriormente evidenzialo lo strabismo, ma il mio manager ha detto che non me ne devo curare, è ok, ha detto. Io gli credo. Le mie mestruazioni sono sempre regolari. Ho rapporti regolari con gente scelta caso, tutte persone conosciute. Fidate, insomma. Quando succede non mi spoglio quasi mai. Lei morirà a giorni. Chiama. L'ultimo uomo che ho amato mi ha stretto molto forte le mani, poi è andato via. Volevo seguirlo, ma avevo troppi legami con questo posto, troppe cose irrisolte, lei era già malata. Ho sofferto per 3 giorni. 24 ore al giorno, senza mai respirare, poi ho smesso di lavarmi, ma riesco ancora a guardarmi allo specchio, a spostarmi i capelli dietro le orecchie e a cambiarmi gli slip. Non so come sia possibile. Lei respira in maniera irregolare. Non riesco più a vestirla. Chiama.
Non ho mai pianto.
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